C’è tempo fino al 31 dicembre per presentare la dichiarazione dei redditi integrativa. Oltre alle scadenze, però, bisogna prestare attenzione anche alle possibili sanzioni.
Come ogni anno i contribuenti hanno la possibilità fino al 31 dicembre di procedere, se necessario, con la presentazione della dichiarazione dei redditi integrativa. Nel caso in cui si siano commessi degli errori, quindi, c’è ancora un po’ di tempo per ravvedersi. Oltre alle scadenze, però, bisogna fare i conti con le possibili sanzioni.
Come evidenziato dall’Agenzia delle Entrate, attraverso la Risoluzione numero 82/E del 2020, il decreto legislativo 158/2020 all’art. 16 (comma 1, lett. c, n.3), denominato “Criteri di determinazione della sanzione”, ha introdotto nell’articolo 7 del d.lgs. n. 472/1997 il comma 4-bis. In base a quest’ultimo, “salvo quanto diversamente disposto da singole leggi di riferimento, in caso di presentazione di una dichiarazione o di una denuncia entro trenta giorni dalla scadenza del relativo termine, la sanzione è ridotta della metà“. Tale ipotesi, sottolineiamo, è applicabile solamente nei casi in cui non vi siano apposite disposizioni di settore. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo quali sono le possibili sanzioni a cui dover prestare attenzione.
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Entrando nei dettagli, la tardiva o omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è punita con una sanzione amministrativa da 516,46 euro a 5.164,57 euro nei seguenti casi:
Sempre con la sua Risoluzione, l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che: “Solo la presentazione di una dichiarazione integrativa interamente a favore del contribuente non è soggetta ad alcuna sanzione”. Mentre: “È dovuta la sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro qualora la dichiarazione integrativa sia presentata per correggere errori od omissioni sia a favore che a sfavore del contribuente ed il risultato finale della stessa sia comunque rappresentato da un maggior credito“.
Per quanto concerne il termine ultimo di presentazione della dichiarazione dei redditi integrativa, sia in caso di integrazione a favore che a sfavore, il contribuente ha tempo cinque anni per ravvedersi. Con il termine integrazione a sfavore, ricordiamo, si fa riferimento alle correzioni di errori o la denuncia di dati omessi che comportano un maggiore debito di imposta o minor credito. Con il termine integrazione a favore, invece, si fa riferimento al ravvedimento del contribuente che si accorge di aver indicato oneri detraibili o deducibili non spettanti, in modo sbagliato, riportando redditi in misura maggiore rispetto a quelli effettivi.